FESTA DI SAN FRANCESCO DI ASSISI
Patrono d'Italia
OMELIA DELL'ARCIVESCOVO COSMO FRANCESCO RUPPI
Assisi, 04 ottobre 2007
La Liturgia e la Tradizione accomuna Francesco di Assisi a Gesù, chiamandolo "viva immagine di Cristo", mettendo così la sua storia sulla scia del Figlio di Dio, che si fa povero ed umile per entrare nella storia dell'uomo.
Francesco entra in punta di piedi nella storia della Chiesa e vi rimane piantato per sempre, tanto da essere proclamato Patrono e protettore di Italia: il più santo degli italiani, il più italiano tra i santi.
E con questo pensiero, che la Puglia viene oggi ad Assisi non solo per offrire l'olio per la sua lampada, ma per fissare lo sguardo su di lui e trarne incitamento, per meglio servire i poveri e vivere intensamente la propria fede.
Siamo qui sulla scia e sull'esempio del Papa Benedetto XVI, che il 17 giugno è venuto qui nel VIII Centenario della conversione di di San Francesco, per vivere il suo cammino interiore e ribadire all'inizio del III millennio, il suo messaggio alla Chiesa e all'umanità.
Da uomo di mondo, Francesco, in cerca di avventure, in una spedizione militare, sarebbe arrivato nelle Puglie, se il Signore non lo avesse fermato a Spoleto, facendo leva sul suo desiderio di grandezza. Ponendogli la domanda: "chi può esserti più utile: il padrone o il servo?" dà il via a quella conversione, che porta il figlio di Bernardone al vertice della santità.
E' l'inizio di un avventura che cambia radicalmente la vita di Francesco e porta il giovane gaudente alla scoperta del vero volto di Cristo. Da quel momento, dinanzi al vescovo di Assisi, dismette i panni dei ricchi, si veste di sacco e si dedica con tutte le forze ai poveri ed ai sofferenti.
Francesco è una figura-chiave nella storia della Chiesa: accoglie la voce di Cristo crocifisso, che a San Damiano gli dice: "Ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina!".
Da quel momento, Francesco si dà da fare per mettere riparo alla Chiesa e lo fa non con la contestazione, con le polemiche, con la lotta di classe, con le inutili e incivili aggressioni alla Gerarchia e alla Chiesa, ma lo fa con la sua santità, con la testimonianza di una vita umile e povera, con un trasporto di amore, che lo rende esempio mirabile di cristiano fino all'ultimo istante della vita.
Su queste pareti della Basilica Superiore Giotto ha raffigurato in maniera meravigliosa l'azione di Francesco all'interno della Chiesa: egli, cioè, la ripara rimanendo nella Chiesa, non uscendo dalla Chiesa o demolendola nella sua struttura, nei suoi uomini, nella sua Gerarchia.
E' un monito a tutti quelli che oggi mettono a punto il progetto di insidiare, indebolire o demolire la chiesa, gettando fango sui suoi uomini, criticando il Magistero sia sui temi teologici, che su quelli etici e sociali.
Francesco insegna alla Chiesa a non chiedere privilegi, a non implorare protezioni, ma a fare la scelta radicale dei poveri.
Nella festa del Patrono di Italia, affermiamo con forza che la Chiesa non chiede, né implora privilegi, ma chiede solo la libertà di continuare a servire i poveri e gli oppressi.
La chiesa di Cristo, la Chiesa di Francesco di Assisi sta dalla parte dei poveri e dei disoccupati, dei malati di AIDS e dei drogati, degli immigrati e degli afflitti, delle vittime della violenza e della camorra, di quanti cioè, sperimentano sulla propria pelle la solitudine, la noncuranza del potere, l'umiliazione che viene dalla stessa povertà.
Francesco di Assisi insegna a tutti noi come si ama, come si serve, come si difende la Chiesa.
Ma insegna soprattutto la coerenza della vita, il valore della comunione ecclesiale, l'urgenza di guardare, l'urgenza di ascoltare il Successore di Pietro che quotidianamente non solo insegna il valore della vita e della famiglia, ma anche la centralità di Cristo risorto.
Francesco insegna a rivenire ed ascoltare i pastori della Chiesa, manifestando verso di essi quella devozione e obbedienza che egli ha esercitato fino al momento della morte.
Sulla Tomba di Francesco, sentiamo il fascino della sua vita e cogliamo il senso della sua missione, che va al di la del tema, pur urgente, della pace, del rispetto del Creato, della solidarietà, dell'universalità del genere umano, e diventa impegno generoso e costante nella sequela di Cristo, della solidarietà, dell'universalità del genere umano, e diventa impegno generoso e costante nella sequela di Cristo, con la "via alta della santità", come ci ammonì il servo di Dio, Giovanni Polo II, più volte pellegrino in questa stupenda città di Assisi.
Francesco dà a noi l'esempio di come si accoglie la Parola di Cristo, come il francescanesimo vivifica non solo il popolo di Dio ma l'intera umanità.
Il mondo d'oggi è attratto dalla figura e dal fascino di Francesco. Credenti e non credenti siamo tutti avvolti dalla luce della sua persona, affascinati dal suo esempio di povertà e di santità.
Nella lettera ai Galati l'apostolo Paolo, il primo convertito della storia cristiana, ci ricorda che Cristo è anche oggi pieno di stimmate e Francesco ne è il miglior seguace! Ma ci rammenta anche che la storia della Chiesa, quella di ieri e quella di oggi, cammina attraverso crocifissioni, persecuzioni e condanne. La sofferenza, fratelli e sorelle, ci avvicina a Cristo: imprime nel nostro essere, come avvenne fisicamente per San Francesco, il sigillo della piena appartenenza al Signore. Prima di ricordarlo agli altri (ai malati, ai poveri, agli oppressi...) dobbiamo ricordarlo con la Parola di Gesù a noi stessi: "chi vuole venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua". Così ha fatto Francesco, così dobbiamo fare anche noi.
Il Vangelo di Matteo ci ha aperto il cuore alla fiducia ed alla speranza, invitandoci non solo a benedire il Signore, ma ad imparare da Lui mite ed umile di cuore, se vogliamo trovare ristoro per le anime nostre.
Ma è questa solenne Eucarestia, che celebriamo sulla Tomba di San Francesco, che costituisce per la Puglia, la caparra di quella gloria che il Santo vive nel cielo e che noi possiamo solo scorgere tra i foschi bagliori della quotidiana esistenza.
"Francesco, uomo di Dio, lascia la sua eredità e si fa piccolo e povero: il Signore lo prende a Suo servizio!".
E' questa l'indicazione di vita che ci viene dall'esperienza di Francesco. Per questo egli entra nel circuito vitale della Chiesa, non come maestro e dottore, ma come testimone e vittima di olocausto.
La chiesa raccoglie da Francesco l'invito a camminare sulla via della Santità, ma raccoglie anche il monito di stare ancora di più coi piccoli, ad accettare la povertà come beatitudine evangelica, a mettersi a servizio dei poveri e degli oppressi.
Con questo intento, la Puglia è tutta qui, coi suoi Vescovi, i magistrati della Città e della Regione, con una foltissima rappresentanza di fedeli per recare al Patrono di Italia l'olio che splenderà per un anno su questa santissima Tomba.
Siamo qui con la nostra gente, con le sofferenze e le speranze della Puglia. Con noi sono spiritualmente presenti migliaia di malati, disoccupati, uomini e donne lacerati dalla sofferenza: non li abbiamo lasciati a casa, nelle nostre città! Non ci contentiamo neppure di raggiungerli per radio o per televisione. Li abbiamo portati qui con noi.
Con noi sono anche tanti giovani, che, come Francesco, vivono i gaudi della terra e non hanno ancora intuito una vita diversa. Le giovani generazioni di Puglia e di Italia forse inconsapevolmente sono con noi, attorno a Francesco. Da Assisi rivolgiamo ad essi, alla vasta platea di malati, disoccupati, poveri, un messaggio di speranza, ricordando che l'esperienza di Francesco è necessaria oggi più di ieri.
L'olio che la Puglia ha portato ad Assisi è frutto della nostra terra, è il segno della pace, della fecondità, della gioia.
Dietro questo olio c'è il sudore della nostra gente, la tragedia di tante famiglie e di tanti giovani in cerca di occupazione; c'è la sofferenza di un'agricoltura in crisi, di una società malata che ha bisogno, come il Samaritano di essere lenita nelle sue innumerevoli piaghe.
Ma c'è anche la speranza, la tenacia, l'ardore di un popolo, che ha salde radici nel vangelo e che stende i suoi rami fino ai balcani e al mediterraneo, sempre innalzando il ramoscello della pace.
La preghiera che facciamo oggi sulla Tomba di San Francesco è garanzia di comunicare con l'intera nazione italiana.
Prima di proclamare la nostra fede, prendiamo l'impegno di intensificare il cammino della speranza, di impegnarci di più nel dialogo tra le culture, le religioni, le razzie e le nazionalità.
Dobbiamo vivere lo spirito di Francesco; dobbiamo portare alla nostra gente il suo messaggio di fede, speranza e carità.
Francesco di Assisi ottenga alle Chiese di Puglia, all'Umbria e all'Italia, di cui, insieme a Santa Caterina da Siena è Patrono, serenità, giustizia e pace, ma soprattutto ottenga la conversione del cuore e un più vivo radicamento nella carità di Cristo, il Risorto, il Vivente, il Signore della storia e della vita. Amen.
MESSAGGIO DEL MINISTRO GENERALE DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI CONVENTUALI
Carissimi fratelli e sorelle,
la solennità del Serafico Padre san Francesco ci riunisce ancora una volta ai piedi del Colle del Paradiso, nella lode all’Altissimo, Onnipotente bon Signore per le meraviglie operate nel Poverello di Assisi. La ricorrenza di quest’anno assume un significato tutto particolare dal momento che, nel contesto dell’itinerario spirituale previsto per celebrare l’ottavo centenario della nascita del carisma francescano, giunge a conclusione dell’anno dedicato alla memoria della conversione di san Francesco. Non possiamo tralasciare, pertanto, l’invito che scaturisce da questa ricorrenza, che non è – né vuole essere – una mera celebrazione delle gesta di un eroe del passato, ma assume i connotati di un memoriale inteso nel senso di chiedere la grazia soprattutto per noi francescani di perpetuare l’opera di Francesco, divenendo nel mondo testimoni ed araldi della buona Novella.
La Sacra Scrittura ci insegna che la conversione non è semplicemente uno sforzo volontaristico posto in atto dall’uomo che si impegna a cambiar vita, ma è anzitutto e soprattutto dono gratuito di Dio, frutto e conseguenza diretta del suo amore misericordioso che perdona senza condizioni: l’uomo realmente convertito è colui che ha fatto esperienza concreta della bontà di Dio, riconoscendolo non come giudice impietoso ma come padre che abbonda in misericordia.
L’intera storia della salvezza è come percorsa da un filo rosso, rappresentato dalla costante attitudine benevola di Dio nei confronti dell’uomo peccatore che si converte a lui: fu questa anche l’esperienza di Francesco d’Assisi, che dopo una giovinezza segnata dalla ricerca della felicità in cose che non lo contentavano, “smise di adorare se stesso” (3Comp 8), come ci dicono i biografi, e accolse pienamente la parola di salvezza del Vangelo riconoscendo Gesù Cristo come unico Signore della propria vita. Francesco si arrese all’amore misericordioso di Dio, lasciandosi riconciliare profondamente con Lui: proprio questo atteggiamento di totale abbandono nelle mani del Padre ne fa l’uomo mite per eccellenza, l’amico di tutto, il fratello universale. La sua testimonianza diventa sprone per ciascuno di noi, che viviamo in un mondo lacerato da discordie, dove sembra non trovar più spazio la logica evangelica del perdono e della riconciliazione. Ci aiuti il Poverello a convertirci in uomini di pace: una pace autentica, evangelica, che nasce dall’accoglienza piena della misericordia di Dio nella nostra vita e porta come frutto la pacificazione con se stessi.
Miei cari fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace!
Fr. Marco Tasca
Ministro Generale OFMConv
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