Povertà è l’atteggiamento umile di chi non rivendica nulla di fronte al dono di Dio, ma dimora nella gratitudine per l’esistenza donata con tutti i suoi beni. Non occorre affannarsi per ammassarli, ci sono già!
In tal modo la povertà diventa partner di una relazione di alleanza, di un patto (=commercium) che procura i doni più belli: chi sposa Madonna Povertà rinuncia a bastare a se stesso, rimette a Dio quel poco che ha e riceve da lui, che è tutto, il centuplo. L’uomo rinuncia al suo nulla, perché tutto gli è donato, per partecipare al tutto di Dio. Concetto che può essere assimilato senza problema solo da chi ha fatto di Dio il suo tutto.
Questa è l’intuizione della povertà secondo Francesco, un atto di fede nell’onnipotenza di un Dio fedele. Il Poverello possiede tutto perché non ha nulla di sé, ma tutto il mondo da Dio.
Così quel giovane che rinunciò alla casa e alla famiglia trovò una famiglia numerosissima e mille case ospitali.
La povertà radicale di Francesco lo fa possessore in anticipo di cieli nuovi e di nuove terre, della nuova creazione che Dio prepara per i suoi eletti, stabilendo nuove relazioni con il creato e i fratelli.
Vertice meraviglioso di questa esperienza del mondo rinnovato è il “Cantico delle Creature” in cui Francesco partecipa del giudizio di Dio sulla creazione: “E vide che era molto buono” (Genesi).
Ma la nuova creazione coinvolge e modifica anche le relazioni tra gli uomini annunciata nel saluto-augurio messianico: “La pace sia con voi”. Era il saluto dei frati di Francesco.
Icona di tale nuova fraternità è lo stile di vita dei compagni del santo che vivevano nella letizia e nella carità vicendevole.
La regola d’oro della fraternità suonava così: “Pecca l’uomo che vuole ricevere dal suo prossimo più di quanto vuole dare di sé al Signore”.
É la proposta di chi vuole assumere la relazione con Dio come misura di ogni esperienza umana.
Nella santità e nella grandezza di Francesco si può vedere visibilmente che cosa può realizzare una creatura quando accoglie senza riserve il dono della grazia divina. Possiamo restare solo stupiti, ammirati e sentirne il richiamo con le parole stesse del santo di Assisi: “Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre! Oh, come è santo e consolante, bello e ammirevole avere un tale sposo! Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile avere un fratello, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi!” (Lettera a tutti i fedeli).