Si moltiplicano in questi ultimi tempi occasioni di condivisione tra frati delle diverse famiglie dell’Ordine francescano. Guidati dal Ministro generale appena riconfermato, fra Michael Perry, sono giunti alla tomba di frate Francesco per i vespri del 3 giugno i Frati Minori che, presso S. Maria degli Angeli, stanno partecipando al Capitolo generale.
Le varie parti della celebrazione, presieduta dal Custode del Sacro Convento, fra Mauro Gambetti, sono state recitate e cantate in diverse lingue, evidenziando così la pluralità di provenienze.
Fra Mauro ha indirizzato ai frati presenti una significativa riflessione, esortando tutti alla reciproca accoglienza che porta “a riconoscere il valore dell’altro, la sua differente bellezza”. È necessario per questo mettere in atto l’arte del perdono: perdonare permette “di riconoscere nuovamente l’altro come un dono, di aprirmi ancora di più all’altro e fargli ulteriore spazio nel cuore”. Pensando infatti ai rapporti tra le famiglie del Primo Ordine francescano, fino a qualche tempo fa segnati da reciproche invidie e gelosie e dal desiderio di primeggiare, quanto è bello invece vedere oggi i segni del perdono, della condivisione e di una ricerca di rinnovata fraternità, ben evidenziata dal lungo abbraccio di pace fra i presenti.
Nella breve sintesi quotidiana della giornata capitolare apparsa nel sito del Capitolo generale OFM così si esprime il cronista: “La fraterna accoglienza dei Fratelli Conventuali, la cena condivisa con loro nello splendido refettorio del Sacro Convento e l’esperienza di fraternità vissuta, sono state la più bella anticipazione del cammino di comunione che ci attende”.
Ci auguriamo profondamente che eventi come questo aprano la strada ad una sempre maggiore familiarità anche nella semplice vita quotidiana.
Puoi scaricare qui in pdf il testo scritto della riflessione di fra Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento. Nel filmato l’intera celebrazione, dal Sito del Capitolo generale OFM.



Foto di Mauro Berti. Nella foto iniziale fra Michael Perry, Ministro generale OFM.

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A circa un anno dalla prima edizione, per la seconda volta il Sacro Convento ha ospitato la Giornata di dialogo ebraico-francescano, martedì 2 giugno 2015, organizzata congiuntamente dal Centro Francescano Internazionale per il Dialogo di Assisi dei Frati Minori Conventuali e l’Associazione Amicizia Ebraico Cristiana di Livorno.

Nella splendida cornice del Chiostro di Sisto IV, in una giornata luminosissima, rappresentanti dell’ebraismo e del francescanesimo si sono incontrati per raccontarsi i significati di due espressioni di saluto che li contraddistinguono: Shalom e Pace e bene.

Il giornalista e scrittore Roberto Olla ha moderato l’incontro, dando la parola dapprima agli organizzatori per il loro saluto. Il Custode del Sacro Convento, fra Mauro Gambetti, ricordando che questa giornata impegna a trarre dal prezioso tesoro delle rispettive tradizioni cose antiche e cose nuove, ha accolto i presenti salutandoli con entrambe le espressioni, unite dal termine “fratelli” che “ha la caratteristica di includere ciascuno rispettandone la singolarità, ovvero la somiglianza e la differenza”.

Il Dott. Guido Guastalla ha portato il saluto della comunità ebraica di Livorno di cui è vicepresidente, mentre il Dott. Vittorio Robiati Bendaud, dell’Associazione Amicizia Ebraico Cristiana, ha sottolineato come ci attendano insieme cammini di pace in cui saper raccogliere l’eredità biblica ebraico-cristiana, in un mondo che si scopre sempre più conflittuale, a differenza del periodo del Concilio Vaticano II quando il dialogo tra cristiani ed ebrei mosse i primi passi. Fra Silvestro Bejan, direttore del CEFID, ha messo in luce, all’interno di tale dialogo, la specificità del francescanesimo.

Alternandosi con i suggestivi pezzi al saxofono proposti dal musicista di origine russa Dimitri Grechi Espinosa, hanno poi preso al parola i due relatori. La Dott.ssa Yarona Pinhas, scrittrice e studiosa di mistica e di arte ebraica, ha raccontato la pluralità dei significati del termine shalom nell’ebraismo, la cui radice è presente in molte espressioni, compresi il nome della città della pace, Jerusalem - Gerusalemme, e quello di Salomone, re di Israele che giunse a costruire il tempio avendo assicurato al suo popolo un tempo di pace e di prosperità. Ma, ha spiegato la relatrice, Shalom è anche uno dei nomi di Dio. È quindi molto più di un semplice saluto, ma indica l’intero movimento della conciliazione tra opposti, di un necessario processo dialettico di ricomposizione e di pacificazione. Del resto “non esiste cosa più completa di un cuore frantumato”, come diceva un grande rabbino.

I due imponenti torrioni che sostengono l’abside della Basilica, scenario del convegno, hanno dato lo spunto a fra Andrea Vaona, frate minore conventuale docente di storia della Chiesa alla Facoltà Teologia del Triveneto per ricordare che pace e bene sono le due colonne portanti della proposta cristiana di Francesco d’Assisi, impregnata della Parola della Scrittura. Da storico ha però tenuto a demitizzare le origini della forma del saluto Pace e bene. Esso non è il saluto tipico di san Francesco, anche se ne rispecchia bene lo spirito. Certo, della pace nei suoi scritti il santo assisiate parla 13 volte, e della parola bene vi sono addirittura 51 ricorrenze. L’abbinamento dei due termini, come fra Andrea spiega anche in un articolo della nostra rivista San Francesco , è diventato usuale per i frati dal XV secolo. Il saluto proprio di Francesco è invece, come egli stesso rivela nel suo Testamento: “Il Signore ti dia pace!” (Fonti Francescane 121). Significativo è il fatto che entrambi i relatori concludono i loro interventi richiamando la benedizione di Aronne (Libro dei Numeri 6,22-27) che i sacerdoti ebrei rivolgono ancora oggi al popolo e che Francesco d’Assisi utilizzò per benedire frate Leone, suo fedele compagno, come testimonia la Chartula, reliquia conservata in Basilica: Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.

La pace e il bene, dono di Dio e Dio stesso: come dice ancora Francesco nelle Lodi di Dio altissimo “Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene”.

 

 

 

Il 24 maggio tutta la Famiglia francescana è in festa per la Dedicazione della Basilica che in Assisi custodisce le spoglie mortali del nostro santo Fondatore. Luogo di culto conosciuto in tutto il mondo e che da 785 anni (fu costruita infatti nei primi anni successivi al transito di Francesco) è affollato ogni giorno da pellegrini affascinati dal santo che portò sul suo corpo il sigillo di un’autentica e profonda conformazione a Cristo, povero e crocifisso.

Quest’anno la concomitanza della solennità di Pentecoste ha fatto slittare al giorno successivo la festività della Dedicazione che al Sacro Convento è iniziata con la celebrazione eucaristica presieduta da p. Julio César Bunader, Vicario generale dei Frati Minori appena rieletto nel Capitolo generale ancora in corso, con l’omelia tenuta da p. Marco Tasca, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, ed una numerosa presenza di religiosi e terziari accolti con calore in quella che p. Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento, ha definito “la casa madre di tutti i francescani”.

Una festa, dunque, che fin dalle prime battute ha voluto esprimere e realizzare “comunione”, in particolare della Famiglia francescana. Nel pomeriggio l’altro importantissimo momento con cui da alcuni anni, nella festa di Tutti i santi francescani e – appunto – nella Dedicazione della Basilica di San Francesco, i Frati del Sacro Convento e della Porziuncola tendono a consolidare sempre più il vincolo di comunione non solo in quanto battezzati e quindi fratelli in Cristo, ma anche perché frati alla sequela di Cristo sulle orme di san Francesco: quindi fratelli in Francesco seppure appartenenti a rami distinti dell’Ordine da lui nato.

Le due Comunità assisane, insieme ad una rappresentanza di Frati Minori Cappuccini, si sono riunite nella Basilica Inferiore per la celebrazione dei Vespri presieduta da p. Mauro Gambetti.

Il Custode commentando quel breve versetto dell’Apocalisse, riportato in cima e tratto dalla lettura breve dei Vespri, stupiva per la bellezza della promessa che Dio non solo ci fa ma che intende e può realizzare: la città di Dio tra gli uomini, la Sua stessa presenza e dimora stabile tra noi.

Non solo stupore nelle parole di p. Mauro, ma anche un invito, un anelito ad essere costruttori di fraternità e di comunione, cominciando – per quanto ci riguarda più da vicino – dal nostro quotidiano, dai rapporti interpersonali, dalla nostra Famiglia francescana per rendere visibile la presenza di Gesù in mezzo a noi e così riproporlo al mondo. Saper tessere trame di riconciliazione vivendo in questo mondo non restringendo gli orizzonti ma con una continua e decisa tensione verso la Gerusalemme celeste.

P. Mauro ha concluso lodando il Signore per il dono di grazia che è semplicemente il nostro stare insieme. Appartenenti ad un albero pluriforme che ha preso vita da Francesco d’Assisi, non sappiamo come si svilupperà ma sappiamo che, se sapremo essere fedele al carisma, cioè “fratelli” e “minori” fino in fondo, potrà mostrarci un modo nuovo di vivere il francescanesimo, capace ancora di affascinare il mondo con il Vangelo di Gesù Cristo.

Al termine dei Vespri i Frati, e gli altri fedeli presenti, si sono recati processionalmente alla Tomba di san Francesco dove p. Mauro ha recitato – a nome di tutti – la preghiera riportata nel video. L’orazione si è conclusa con il canto del Salve Sancte Pater.

Il momento fraterno è proseguito nel refettorio del Sacro Convento dove l’accoglienza reciproca si è espressa in modo tangibile, la letizia condivisa con semplicità durante la cena, e la fraternità “improvvisata” – anche se agli occhi di un osservatore esterno doveva apparire del tutto naturale – attraverso alcuni momenti canori proposti dai frati dei tre rami del Primo Ordine e provenienti da varie parti d’Italia e del Mondo.

A laude e gloria di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

E un ringraziamento a fra Pasquale, curatore del sito della Porziuncola, autore dell’articolo e del video qui sotto.

Foto di fra Martin Breski e fra Pasquale Berardinetti

 

 

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